Profil de GiulianaDi quella rosa non seppi...PhotosBlogListesPlus ![]() | Aide |
|
19 décembre ho capito che ti amoHo capito che ti amo 18 décembre perla"Da chi non è pronto - non dico a sacrificarti il suo sangue, che è cosa fulminea e semplice - ma a legarsi con te per tutta la vita (rinnovare cioé ad ogni giorno la dedizione) non dovresti accettare neanche una sigaretta." 17 décembre Ebben,ne andrò lontanaEbben? Ne andrò lontana, come va l'echo della pia campana... là, fra la neve bianca, là, fra le nubi d'ôr... laddove la speranza, la speranza è rimpianto, è rimpianto, è dolor! O della madre mia casa gioconda la Wally ne anrdà da te, da te, lontana assai, e forse a te, e forse a te, non farà mai più ritorno, ne più la rivedra. Mai più, mai più. Ne andrò solae lontana, come l'eco della pia campana... là, fra la neve bianca. Ne andrò, ne andrò, solae lontana... E fra le nubi d'ôr! 15 décembre Casta diva
5 décembre Spente le stelleQuel cuor perdesti Per un miraggio Quel cuor tradisti Odiar di più, non puó ! La mia voce, senti Il suo dolor... o no ? La tua sparí E io, pazza, t'aspetto ! Dimenticar... O non più vivere Ormai, salvo... La notte... la notte... la notte... Ah !... Spente le stelle Col pallido raggio di luna Piange l'amore Che si lancia come l'onda poi se ne va Vuota, la notte E la sua speranza breve Ora sgorga l'amaro pianto Un cuor ferito, disperato passa qua Dunque fuggisti I sogni vuoti Dunque perdersi I brevi vortici La notte eternaVoi cui eternità Ha posto in braccia Mia vita Voi che d’altro mondo Sognate, d’altre fiamme Ma non so per ch’io sia O morta ripa Del mio stato infelice Stato infelice! Com’ ch’il ciel non più vede Ha’n tenebre il cor’ Come chi tanto guarda La notte etterna Tramene… Làggiù Di che sai tu ? Di smarrita, febbrila Attesa Dove… Dove sei tu ? Che’l preda, esule T’attende… Ma non so per ch’io sia O morta ripa Del mio stato infelice Stato-infelice Com’ ch’il ciel non più vede Ha’n tenebre il cor’ Come chi tanto guarda La notte etterna Tramene… Com’ ch’il ciel non più vede Ha’n tenebre il cor’ Come chi tanto guarda Tramene… 2 décembre il pavone e giunone- Gran Dea, - (così si narra che un Pavone
dicesse, querelandosi, a Giunone), - m'hai dato un canto ch'è una stonatura, un canto vero orror della natura. L'usignol, un così vile uccellin, invece ha un canto, che a sentirlo è un dolce incanto, tanto è flebile e gentile -. A lui Giunon, dei gangheri un po' fuori, così rispose: - E può nutrir nel seno gelosa invidia per un usignolo una bestia che par l'arcobaleno? Tanto ricca di luci e di colori, che sol pavoneggiandosi, dispiega una coda sì splendida, ch'è meno d'un orefice bella la bottega? Non c'è bestia, allo stringere del conto, che ti possa in beltà stare a confronto. Fecer gli Dèi le bestie di maniera, che ognuna avesse qualche qualità: è leggier il falcon, l'aquila fiera, a chi gran corpo, a chi valor si dà, se l'uno o l'altra gracchia, il Corvo serve pel cattivo augurio, e pel tempo cattivo la Cornacchia. Tu fa' che a lamentarti più non t'oda, o ti strappo le penne della coda -. Jean de La Fontaine Al delfino di FranciaCanto gli Eroi progenie alma d'Esopo
di cui l'istoria, anco se falsa, in fondo di verità nasconde alti concetti. Tutto parla nel mio novo poema, il can, la volpe e fin parlano i pesci; ma ciò che l'uno all'altro gli animali dicon fra lor, di te, lettor, si dice. O figlio illustre di Gran Re, sul quale guarda benigno il ciel, guarda la terra, d'un Re che cento baldanzose teste abbassando, fra poco i giorni suoi col nome segnerà delle vittorie, altri canti con voce epica e grande degli avi i fasti e le virtù dei prenci; di piccole vicende il picciol quadro io per te pingerò dentro i miei versi. Che se all'impresa fia negato il dono di piacer al tuo cor, dolce Signore, almen conforti il povero poeta quel d'averla tentata umile premio. Jean de la Fontaine Un medicoDa bambino volevo guarire i ciliegi quando rossi di frutti li credevo feriti la salute per me li aveva lasciati coi fiori di neve che avevan perduti. Un sogno, fu un sogno ma non durò poco per questo giurai che avrei fatto il dottore e non per un dio ma nemmeno per gioco: perché i ciliegi tornassero in fiore, perché i ciliegi tornassero in fiore. E quando dottore lo fui finalmente non volli tradire il bambino per l'uomo e vennero in tanti e si chiamavano "gente" ciliegi malati in ogni stagione. E i colleghi d'accordo i colleghi contenti nel leggermi in cuore tanta voglia d'amare mi spedirono il meglio dei loro clienti con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale: ammalato di fame incapace a pagare. E allora capii fui costretto a capire che fare il dottore è soltanto un mestiere che la scienza non puoi regalarla alla gente se non vuoi ammalarti dell'identico male, se non vuoi che il sistema ti pigli per fame. E il sistema sicuro è pigliarti per fame nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti disprezza, perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve, l'etichetta diceva: elisir di giovinezza. E un giudice, un giudice con la faccia da uomo mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione inutile al mondo ed alle mie dita bollato per sempre truffatore imbroglione dottor professor truffatore imbroglione. L'INFANZIA DI MARIACoro: Laudate dominum Laudate dominum Laudate dominum Voce: Forse fu all'ora terza forse alla nona cucito qualche giglio sul vestitino alla buona forse fu per bisogno o peggio per buon esempio presero i tuoi tre anni e li portarono al tempio presero i tuoi tre anni e li portarono al tempio. Non fu più il seno di Anna fra le mura discrete a consolare il pianto a calmarti la sete dicono fosse un angelo a raccontarti le ore a misurarti il tempo fra cibo e Signore a misurarti il tempo fra cibo e Signore. Coro: Scioglie la neve al sole ritorna l'acqua al mare il vento e la stagione ritornano a giocare ma non per te bambina che nel tempio resti china ma non per te bambina che nel tempio resti china. Voce: E quando i sacerdoti ti rifiutarono alloggio avevi dodici anni e nessuna colpa addosso ma per i sacerdoti fu colpa il tuo maggio la tua verginità che si tingeva di rosso la tua verginità che si tingeva di rosso. E si vuol dar marito a chi non lo voleva si batte la campagna si fruga la via popolo senza moglie uomini d'ogni leva del corpo d'una vergine si fa lotteria del corpo d'una vergine si fa lotteria. Coro: Sciogli i capelli e guarda già vengono... Guardala guardala scioglie i capelli sono più lunghi dei nostri mantelli guarda la pelle viene la nebbia risplende il sole come la neve guarda le mani guardale il viso sembra venuta dal paradiso guarda le forme la proporzione sembra venuta per tentazione. Guardala guardala scioglie i capelli sono più lunghi dei nostri mantelli guarda le mani guardale il viso sembra venuta dal paradiso guardale gli occhi guarda i capelli guarda le mani guardale il collo guarda la carne guarda il suo viso guarda i capelli del paradiso guarda la carne guardale il collo sembra venuta dal suo sorriso guardale gli occhi guarda la neve guarda la carne del paradiso. Voce: E fosti tu Giuseppe un reduce del passato falegname per forza padre per professione a vederti assegnata da un destino sgarbato una figlia di più senza alcuna ragione una bimba su cui non avevi intenzione. E mentre te ne vai stanco d'essere stanco la bambina per mano la tristezza di fianco pensi "Quei sacerdoti la diedero in sposa a dita troppo secche per chiudersi su una rosa a un cuore troppo vecchio che ormai si riposa". Secondo l'ordine ricevuto Giuseppe portò la bambina nella propria casa e subito se ne partì per dei lavori che lo attendevano fuori dalla Giudea. Rimase lontano quattro anni. De Andrè 1 décembre Il Gatto
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi in cui l'agata si mescola al metallo.
Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano s'inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato, vedo in ispirito la mia donna. Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa un'aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno al suo corpo bruno. Charles Baudelaire Il vampiroO tu, che come un coltello sei penetrata nel mio cuore gemente: o tu, che come un branco di demoni, venisti, folle e ornatissima,
a fare del mio spirito umiliato il tuo letto e il tuo regno - infame cui sono legato come il forzato alla catena, come il giocatore testardo al gioco, come l'ubbriaco alla bottiglia, come i vermi alla carogna - maledetta, sii tu maledetta! Ho chiesto alla veloce lama di farmi riconquistare la libertà, ho detto al perfido veleno di venire in soccorso della mia vigliaccheria. Ahimè, che il veleno e la lama m'hanno disdegnato, e m'hanno detto: "Tu non sei degno di venir sottratto alla tua maledetta schiavitù, imbecille! Se i nostri sforzi ti liberassero, i tuoi baci risusciterebbero il cadavere del tuo vampiro." Charles Baudelaire Questo amoreQuesto amore J. Prèvert
|
|
|